Agfa Isolette I

Qualche volta capita che girovagando tra i banchetti di un mercatino dell’usato fotografico si rimanga affascinati da una macchina, da un obiettivo o da qualche accessorio venduto a pochi Euro e che non ci serve ma, complice il basso prezzo, finisce per farci compagnia durante il viaggio di ritorno. In questo modo mi sono portato a casa, qualche anno fa, una Agfa Isolette I: a colpirmi, oltre al prezzo basso, è stata la sua bellezza, sembrava appena uscita dalla fabbrica.

Che sia una patologia collegata a manie di collezionismo o semplicemente voglia di shopping sfrenato? Poco importa

 CENNI STORICI

Il nome Agfa viene generalmente associato alle pellicole, alle carte e ai prodotti chimici per sviluppo e stampa, dimenticando la sua produzione di fotocamere. L’idea di marketing che sta alla base della realizzazione di queste fotocamere è sempre basato sullo slogan della Kodak di inizio novecento: “voi scattate, al resto ci pensiamo noi”, frase che ebbe il suo compimento nelle macchine usa e getta che ancora oggi si possono trovare in qualche supermercato. La via intrapresa dalla Agfa, tra gli anni 50 e 60 del novecento, è stata quella di realizzare delle macchine di facile utilizzo ed economiche costruite intorno al rullo di pellicola tipo 120 in grado di fornire negativi delle generosa dimensione di quasi 6×6 cm. Insomma una medio-formato relativamente compatta, semplice nell’uso e alla portata di tutti.

Agfa Isolette IOggigiorno una macchina come questa sembrerebbe una contraddizione pura e semplice, ma all’epoca era una macchina ideale, facile da usare e poco ingombrante. Anzi talmente poco ingombrate da finire dimenticata in un armadio per decenni. E’ certamente un oggetto vintage, molto vintage, figlio della sua epoca: il design non lascia dubbi. Ma attenzione non è brutta e tanto meno kitch.

COME FUNZIONA

Certo al primo colpo d’occhio sorge un dubbio: quell’oggetto di mezzo secolo fa cosa è? Potrebbe anche essere un porta sigarette o un porta cipria… ma no ha il mirino, voi vedere che è una machina fotografica? Ma sì è una macchina fotografica! Basta premere il postante alla sinistra del mirino per sbloccare lo sportello e far comparire l’obiettivo montato su un bel soffietto nero.

Il corpo metallico si presenta rivestito da una elegante finitura in similpelle zigrinata, che consente una salda presa alle dita, con sovra impresso il logo del costruttore e il nome del modello. Il fondello, la calotta superiore e il meccanismo di apertura, posto sul lato sinistro, sempre in metallo si presentano con una finitura cromata satinata; il fondello e il meccanismo di apertura sono impreziositi la fregi lineari in rilievo. La calotta è particolarmente scarna: a destra del mirino trova posto il pulsante di scatto, al disopra  è collocata la slitta porta accessori (priva di contatto di sincronizzazione per il flash), a sinistra  trovano posto il pulsante di sblocco dello sportello che richiude l’ottica e il soffietto e la manopola di avanzamento della pellicola con serigrafata una freccia che indica il verso in cui va azionata. Da notare che questi pochi comandi sono privi di qualsiasi blocco di sicurezza, funzione che era svolta dalla borsa pronto semi rigida a corredo, che una volta richiusa impediva qualsiasi azionamento accidentale.

L'ottica Agfa Agnar

L’ottica Agfa Agnar

Una volta sbloccato lo sportello anteriore la macchina mette in bella mostra un soffietto nero, contornato da due braccetti pieghevoli cromati, impreziositi da fregi, sul quale è montalo l’obiettivo Agfa Agnar completo di tutti i comandi necessari all’esecuzione di uno scatto fotografico: ghiera di messa a fuoco, selettore dei tempi, selettore dei diaframmi, leva di carica dell’otturatore, presa sincro per il flash e persa per cavo di scatto a distanza (scatto meccanico standard), solo pulsante di scatto è collocato sul corpo. Ad essere sinceri i comandi sono piccoli e non offrono una grande presa alle dita, insomma poco ergonomici: bisogna operare con calma. Il punto critico è la ghiera di messa a fuoco che offre una presa minima e bisogna stare attenti a non scivolare con le dita e, di conseguenza, a non toccare la lente frontale.

La forma allungata del corpo fa già intuire la conformazione del vano pellicola all’interno, molto simile a quello di una comune 35 mm. E una volta aperto il dorso si è di fronte a una piacevole conferma: nessun percorso tortuoso a cui sottoporre la pellicola come avviene nelle biottiche e nelle reflex con il dorso intercambiabile. Il rocchetto ricevente va alloggiato a sinistra, sotto la manopola di avanzamento, mentre il rocchetto con la pellicola vergine va messo nel vano di destra dove, per agevolare ulteriormente le operazioni di carico della pellicola, il porta rocchetto è estraibile; sia il porta rocchetto di destra che le molle premi pellicola sono cromate e impreziosite da fregi lineari.

Come va la Agfa Isolette I? Bene direi, anzi benissimo; premetto che da una macchina di questo livello non ci si può, ne tanto meno si deve, aspettare la resa di una Hasselblad, di una Rollei o di una medio formato giapponese: la resa dell’obiettivo potrà anche essere un po’ morbida e i colori non sempre fedelissimi, ma è il suo carattere. Si tratta pur sempre di una macchina concepita per foto ricordo fatte in famiglia, al massimo in villeggiatura, generalmente con pellicola bianco-nero i cui fotogrammi venivano stampati con fattori di ingrandimento ridotti, se non a contatto. Eppure le soddisfazioni non mancheranno …

La finestrella contapose sul dorso

La finestrella contapose sul dorso

Tutto bene dunque? Direi di sì, basta capire come funziona. Il funzionamento è semplice e simile in tutto e per tutto a quello di qualsiasi altra macchina manuale e meccanica. Una volta inserita la pellicola nella macchina questa va fatta avanzare fino a quando compare il numero 1 nella finestrella rossa del dorso. A questo punto si procede con la messa a fuoco a stima, non c’è il telemetro, al calcolo dell’esposizione (esposimetro a mano, altra macchina con esposimetro, a stima con la regola del 16, ecc.), si impostano i valori di tempo e diaframma, si carica l’otturatore, si inquadra per comporre l’immagine (attenzione che la parte inferiore del mirino mostra il barilotto dell’obiettivo) e si scatta.

Con questa macchina, come con altre di questa epoca, bisogna stabilire un proprio modo di operare per evitare doppie esposizioni o sprechi di pellicola avanzando prima di aver scattato. Visto la mancanza di qualsiasi controllo della messa a fuoco per evitare clamorosi errori conviene usare diaframmi chiusi, ovvero sfruttare la profondità di campo concessa dall’obiettivo.

DATI TECNICI

Modello: Folding medio formato a obiettivo fisso, priva di sistema esposimetrico. Messa a fuoco manuale a stima e controllo dell’inquadratura tramite mirino galileiano.

Formato: 57x57mm. (rilevato).

Pellicola Impiegata: Pellicola in rullo tipo 120 (con il dorso in carta).

Obiettivo: Agfa Agnar 85mm. f 1/4,5 con otturatore Vario montato su soffietto; quando non si usa la macchina il gruppo ottico e il soffietto possono essere ripiegati nel corpo macchina. Diaframma a otto lamelle con valori compresi tra f 1/4,5 e f 1/32. Messa a fuoco tramite spostamento e rotazione della parte frontale del gruppo ottico.

Modo d’Esposizione: Esposizione manuale tramite esposimetro separato o a stima in base alle regola del 16.

Otturatore: Centrale nell’obiettivo a controllo meccanico, modello Vario; tempi di posa controllati meccanicamente da un meccanismo ad orologeria impostabili su tre posizioni fisse corrispondenti a 1/200, 1/50, 1/25, è prevista inoltre la posa B. L’otturatore funzione senza pile.

Flash: Accessorio da collocare sulla slitta porta accessori posta sopra il mirino. Esposizione manuale o automatica tramite il circuito del flash (se presente). Grazie all’otturatore centrale è possibile la sincronizzazione su tutti i tempi tramite presa di sincronizzazione standard posta sul lato sinistro del barilotto dell’obiettivo.

Autoscatto: Non previsto.

Esposimetro: Non previsto, ci si deve regolare con un esposimetro esterno o procedere a stima in base alla regola del 16.

Mirino: Del tipo galileiano privo di sistema per il controllo della messa a fuoco; campo di copertura del campo inquadrato: stimato intorno al 85÷90%, ingrandimento sconoscuito.

Messa a Fuoco: Manuale a stima impostando il valore della distanza sulla ghiera, valori riportati in feet (piedi), 1 metro = 3,3 piedi; per evitare errori conviene diaframmare, recuperando le imprecisioni con la profondità di campo.

Indici nel Mirino: Nessuno, o quasi: infatti attraverso il mirino si può scorgere la levetta di armo dell’otturatore e capire dalla sua posizione se l’otturatore è armato o no.

Avanzamento Pellicola: Manopola di avanzamento senza alcun blocco, il corretto avanzamento della pellicola deve essere controllato attraverso la finestrella rossa (oscurabile) posta sul dorso. Il meccanismo di avanzamento della pellicola non carica l’otturatore.

Contapose: Controllo visivo dei numeri stampati sulla carta di supporto alla pellicola attraverso la finestrella rossa posta sul dorso.

Esposizioni multiple: Possibili senza limitazioni, basta ricaricare l’otturatore con l’apposita levetta.

Alimentazione: Non prevista.

Dorso: Fisso con finestrella rossa (oscurabile tramite tendina) per il controllo visivo dell’avanzamento della pellicola e del “contapose”.

Dimensioni: Lunghezza 140 mm. circa; altezza 95 mm. circa; profondità con obiettivo in posizione di lavoro 92 mm. circa, chiusa 35 mm. circa.

Peso: 514 gr. (senza pellicola).

PRO

Dimensioni relativamente compatte per il formato, a corpo chiuso sta comodamente in una qualsiasi borsetta, zainetto o impermeabile alla Colombo.

Formato del fotogramma.

Facilita, anzi semplicità, d’uso.

CONTRO

Mirino piccolo e un po’ approssimativo.

Ergonomia, ma il concetto negli anni ’50 come era considerato?

REPERIBILITA’ E PREZZI

Le Agfa Isolette sono state prodotte per molti anni in diverse versioni, si va da quelle più semplici, come la Isolette I qui recensita, a modelli sofisticati con un ampia gamma di tempi, diaframmi e con la messa a fuoco a telemetro. Su Ebay non si fatica molto per trovarla in Italia o all’estero, come anche nei mercatini dell’usato o alle fiere specializzate. Quotazioni medie dell’usato per la Isolette I comprese tra 15€ e 30€ circa. Per i modelli più sofisticati e rari il prezzo sale oltre i 100€.

 

 

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