Belair X 6-12

Il primo annuncio di questa fotocamera da parte Lomography ha provocato molte discussioni e un generale senso di anticipazione per un prodotto che è stato presentato come un vero e proprio crack: pieghevole e compatta, dotata di esposizione automatica e lenti intercambiabili e capace di impressionare tre diversi formati su pellicola 120, tra cui il raro (e di solito costoso) 6 x 12. Queste erano le credenziali impressionanti che hanno accompagnato le prime Belair X 6-12 spedite alla fine del 2012; Purtroppo, a giudicare dalle reazioni degli utenti la maggior parte delle aspettative sono rimaste insoddisfatte e Lomography è al lavoro per porre rimedio con una versione speciale o con l’introduzione di nuovi accessori.

Stile di la confezione curata ma meno colorata rispetto allo Lomography

La confezione è in stile Lomography, ma meno colorata del solito

In ogni caso la fotocamera ha rilevato e continuato ad avere un buon successo e viene commercializzata in due versioni (ad eccezione di rilasci che vanno e vengono come la “Globetrotter” o la “Trailblazer”) che sono la “City Slicker” completamente in plastica nera e la “Jetsetter” rivestita in alluminio e finta pelle e oggetto di questo test: oltre a queste differenze, le due fotocamere sono identiche.

Il kit di vendita include la fotocamera, le tre mascherine di plastica da montare all’interno per selezionare le dimensioni del telaio, due lenti con i loro mirini esterni da installare sulla slitta nella parte superiore del corpo. Anche le ottiche sono costruite in plastica, con lunghezze focali di 58mm e 90mm, entrambe con apertura massima di f / 8; la vocazione è dunque piuttosto grandangolare, soprattutto per i formati 6×9 e 6×12.

Il contenuto della confezione

Il contenuto dela confezione

COME FUNZIONA

La Belair X 6-12 ricorda nella forma le classiche folding 6×9 degli anni ’30-’50 con alcune soluzioni stilistiche che invece fanno riferimento alle fotocamere a soffietto di Polaroid. È una fotocamera con funzionamento completamente automatico dove l’otturatore elettronico è controllato da un esposimetro a media lettura molto simile (anche qui) in quello che era l’electonic eye della vecchia Polaroid Land; può anche essere considerata come una macchina a priorità di apertura dato che un perno inserito all’interno del corpo della lente “trasmette” il diaframma scelto (tra i due disponibili) alla fotocamera. Il soffietto viene esteso premendo il pulsante di rilascio situato sul retro mentre il pulsante di scatto, l’esposimetro con la relativa circuiteria, l’alloggiamento della batteria e il pulsante di scatto sono tutti posizionati sulla parte frontale. La piastra frontale viene arretrata per chiudere la fotocamera dopo l’utilizzo utilizzando due pulsanti che agisconosui braccetti metallici a sostegno del soffietto, soluzione che ancora ricorda le fotocamere folding Polaroid degli anni ‘ 60.

La baionetta è piuttosto semplice e denominata “Attacco 3”:le ottiche vengono inserite facilmente allineando le guide serigrafate e operando una rotazione di pochi gradi; ogni obiettivo ha un proprio mirino esterno che deve essere montato sulla parte superiore della fotocamera: fatti di materiale plastico e non particolarmente accurati, con una difficile lettura dei frame interni per i diversi formati di immagine.

Il carter superiore

Vista superiore della Belair X 6-12

Il carter superiore è piuttosto scarno e presenta solo la slitta a caldo per il flash, il nottolino di avvolgimento pellicola e, al centro, una seconda slitta dedicata all’innesto dei mirini esterni dedicata a ciascun obiettivo.

Sulla parte inferiore laterale della fotocamera sono posizionati solo il pulsante di apertura del soffietto di cui abiamo detto sopra e l’attacco filettato per un treppiede.

La mascherina installata nella fotocamera pellicola

Mascherina plastica di selezione formato

La cosa da fare ancor prima di caricare la pellicola è  scegliere il formato in cui si inizierà il rullo: la Belair X 6-12, come detto, permette di selezionare tre diversi formati; per fare questo, basta installare la maschera plastica selezionata nel vano pellicola usando gli appositi incastri. Le mascherine appaiono abbastanza solide, così come il loro posizionamento è piuttosto preciso. Il dorso si stacca completamente dal corpo della fotocamera agendo su due pulsanti collocati negli angoli inferiori del corpo; una volta caricata la pellicola, si passa al primo fotogramma utilizzando come guida la classica finestrella rossa che si trova sul retro della fotocamera; questa è dotata di un selettore che consente leggere correttamente i numeri per i diversi formati: una posizione è dedicata al  formato 6×9, mentre l’altra viene utilizzata per il 6×6 e 6×12, utilizzando quest’ultimo si deve ricordare di far avanzare la pellicola usando solo numeri pari (il formato è doppio rispetto al 6×6). Una nota piacevole è il caricamento e posizionamento dei rulli, il migliore trovato finora su fotocamere di medio formato da Lomography.

Il dorso rimovibile

La finestra contapose

L’ultimo passo prima di iniziare a scattare è la selezione della sensibilità della pellicola che avviene ruotando una ruota sul retro della piastra frontale in posizione effettivamente abbastanza scomoda; lo stesso selettore, che consente di impostare valori da 50 ISO a 1600, serve anche per impostare la modalità Bulb.

Il selettore ISO e posa B

Sensibilità e B Selettore di modalità

Purtroppo i principali difetti di questa fotocamera emergono quando si inizia a utilizzarla, cominciando con i mirini di bassa qualità in cui non è facile visualizzare correttamente i limiti del telaio per 6×6 e 6×9 e terminando con la poca definizione delle lenti in plastica. In particolare, abbiamo riscontrato numerose lamentele circa 58mm per il quale vengono segnalati problemi con la messa a fuoco infinito: questo problema sembra affliggere casualmente gli esemplari prodotti e forse è un difetto che coinvolge sia la costruzione dell’ottica che quella della fotocamera, in particolare per quanto riguarda l’estensione del soffietto.

Lomography è corsa ai ripari per ovviare a questo problema introducendo due obiettivi in vetro con lunghezza focale di 90mm e 114mm che possono essere acquistati separatamente; questo rimedio, tuttavia, oltre a portare ad una notevole spesa aggiuntiva non tiene conto del fatto che una delle principali attrazioni della Belair X 6-12 era proprio la possibilità di utilizzare il grandangolare 58mm nel formato 6×12 per fare foto panoramiche.

Un’altra limitazione di cui ci si rende conto abbastanza in fretta è il tempo minimo di scatto  di solo 1/125 sec, che è anche l’unica velocità disponibile in assenza di batterie; insieme alle sole due aperture disponibili (confermate anche negli obiettivi in vetro) questo limita la gamma di potenziali valori di esposizione, salvo che agendo anche sulla sensibilità della pellicola. La mancanza di attacco per scatto remoto e l’impossibilità di bloccare il pulsante di scatto limitano l’utilizzo della posa B e rendono le lunghe esposizioni più suscettibili alle vibrazioni della fotocamera.

Kit del Jetsetter in vendita a 299 Euro

Jetsetter kit al prezzo di 299 Euro

Detto questo, la fotocamera è semplice da usare e i  primi risultati possono facilmente condurre ad una amara delusione ma, una volta che si sono comprese le molte limitazioni l’abilità a lavoro intorno a loro può contribuire a produrre immagini di discreta qualità (possibilmente con la lente di vetro!) tespecially utilizzando l’insolito 6×12 formato, mentre per il 6×6 e 6×9 al momento riteniamo che qualsiasi vintage pieghevole fotocamera è in grado di ottenere risultati migliori. I risultati più interessanti si ottengono nelle fotografie scattate a distanza intermedia (tra 1,5 e 3 m) con apertura di 90 millimetri lente e f/16; l’esposizione, data la sua semplicità, si può a volte essere ingannato in situazioni di luce mista ma la latitudine di esposizione delle pellicole moderne neutralizza questo problema nella maggior parte dei casi. Per quanto riguarda il film, la Belair X 6-12 sembra più adatta per film a colori di media sensibilità.

Per ricordare, infine, come i vari accessori sono disponibili per espandere le funzionalità, in particolare il 35mm e schienali Instax wide.

Permangono, tuttavia, le promesse non mantenute di cui abbiamo parlato all’inizio.

DATI TECNICI

Modello: Pieghevole lenti intercambiabili

Formato: maschere variabile con 6 x 6, 6×9 e 6×12 su pellicola 120.

Baionetta: Attacco “3”

Otturatore: elettronico della velocità programmato da 4 sec a 1/125 sec, lampadina

Modalità di esposizione: automatica con preset, lampadina

Sensibilità ISO: manuale regolabile da 50 a 1600 metri EV4-EV15

Mirino: Galileiano con formato di montature da vista.

Timer: no.

Flash: hot shoe porta.

Esposizioni multiple: Sì, illimitato.

Potenza: 2 LR44 o simili

Peso: 500 grammi senza batteria (450 grammi per la City Slicker).

PRO:

Progettazione.

Leggerezza.

Formati multipli.

Modalità B.

Disponibilità di accessori.

CONTRO:

Qualità delle lenti standard.

Nessun autoscatto.

Nessuna presa di rilascio dell’otturatore a distanza.

Ocus zona limitata.

Problemi di messa a fuoco infinito.

Prezzo.

DISPONIBILITÀ ‘ E PREZZI

Come sempre il prezzo dei prodotti Lomography è suscettibile di accese discussioni in cui tutti i partiti hanno motivi che possono essere considerati validi; In questo caso, il prezzo di vendita su Lomography store è al netto di eventuali promozioni di 299 Euro per il kit e 199 per ciascuna delle due vetro lenti. Facile obiezione è che un insieme praticamente completo viene a 700 euro, cioè il prezzo al quale è possibile acquistare una Fujifilm 6×9 (GW690 o simili) o un kit Mamiya RB67 o più di un doppio formato pieghevole fotocamere a telemetro come Zeiss Ikonta. Con alcuni miglioramenti nel kit di base, tuttavia, avrebbe riscattato il prodotto immediatamente più attraente. La situazione è diversa se si ottiene sul mercato dell’usato dove un prezzo migliore rende l’acquisto interessante prospettiva.

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