Kodak Retina 1b

CENNI STORICI

 La serie Retina rappresenta una vasta famiglia di fotocamere tra quelle di maggior successo prodotte da Kodak, il primo modello della quale è la macchina con cui la casa americana lanciò il nuovo formato 135 in caricatore monouso. Inizialmente chiamata solo Retina, poi Retina 1 a partire dal 1937, era un apparecchio piuttosto semplice pensato come sempre per la fotografia di massa. Visto il successo, già nel 1937 si affianca una serie più evoluta (Retina II) dotata di telemetro accoppiato, accompagnata da una costante evoluzione dei modelli della serie 1 che continuerà fino ai primi anni 60.

Nel 1954 viene introdotto il modello 1b (b minuscola, mentre il modello 1B, che apparirà in seguito, è differente), che comportò un nuovo design della fotocamera con linee meno spigolose e dimensioni leggermente ridotte, la quale si presenta come una folding 35mm di robusta e precisa costruzione, con leva di carica rapida ma ancora sprovvista del telemetro, che poteva essere acquistato a parte come accessorio; rimase in produzione fino al 1957, quando venne introdotta la 1B con telemetro integrato. La macchina ebbe un buon successo commerciale (oltre 160.000 esemplari prodotti), grazie soprattutto all’altissima qualità e nitidezza dell’obiettivo Schneider in dotazione e alla precisione meccanica con la quale venne costruita.

 COME FUNZIONA

La Retina 1b chiusa

La Retina 1b chiusa

Si tratta di una macchina dall’utilizzo piuttosto semplice, molto compatta benché pesante, in grado di garantire una notevole versatilità d’uso grazie alle velocità di scatto (da 1 sec a 1/500 sec) e alle aperture (da f/2,8 a f/22) disponibili. Come detto, si tratta di un modello folding, anche se il piccolo soffietto non è visibile dall’esterno; lo sportello che racchiude l’ottica si apre, a differenza del design tipico delle macchine a soffietto, in orizzontale mediante un piccolo pulsante di sblocco posto sul frontale. Fatto questo fuoriesce il gruppo ottico, che anche a vista stupisce per la solidità dei meccanismi, e la fotocamera è pronta all’uso. Per armare l’otturatore si agisce sulla leva di carica posta sul fondello della fotocamera, dopodichè si procederà a selezionare tempi, diaframmi e messa fuoco (a stima). I comandi sono posti in maniera accessibile e razionale, per quanto possibile date le dimensioni dell’apparecchio, in maniera concentrica sul barilotto dell’obiettivo.

Particolare del barilotto obiettivo

Particolare del barilotto obiettivo

La messa a fuoco si regola mediante una manopola con escursione di circa 90° da 0,9 m a infinito, mentre le aperture si selezionano agendo su una leva posta nella parte inferiore del barilotto, che si mantiene solidale alla ghiera dei tempi mediante un meccanismo a molla. Questo artificio consente di avere una sorta di priorità di tempi di tipo meccanico: variando le velocità di otturazione, infatti, l’apertura viene modificata automaticamente per mantenere lo stesso valore di esposizione; per evitare questo, la leva dei diaframmi può essere spostata allontanandola leggermente dal barilotto per riposizionarla sull’apertura desiderata. Nella parte frontale della ghiera sono, per questo motivo, serigrafati in rosso i valori di esposizione da 3 a 18 EV.

Il dorso aperto

Il dorso aperto

Come detto, la leva di carica si trova sul fondello della fotocamera, assieme al pulsante di sblocco per il riavvolgimento della pellicola, all’innesto per treppiede (che non è molto profondo e non filettato!) e al meccanismo di apertura del dorso. Per aprire quest’ultimo è necessario prima di tutto agire sulla leva spostandola nella direzione ben indicata dalla freccia serigrafata, in maniera da scoprire il pulsante che , una volta premuto, apre il dorso; lo sportello è incernierato sulla parte sinistra della fotocamera e ha al suo interno il pressapellicola in lamiera e un rullo in acciaio che facilita lo scorrimento della pellicola una volta chiuso.

Sul carter superiore della macchina trovano posto la manopola di riavvolgimento della pellicola, che integra nella parte superiore anche un promemoria pellicola, la slitta porta-accessori (che non ha contatto a caldo), il pulsante di scatto e il contapose, del tipo a decremento, con il relativo pulsante di rilascio. Il contapose va infatti impostato prima dell’uso agendo contemporaneamente sul suddetto pulsante e su un bottone posto a lato dell’oculare, il quale fa avanzare il disco numerato delle pose: ci si posiziona a circa 3 unità in più rispetto alle pose del rullino (27 per un rullino da 24, mentre per i rullini da 36 è serigrafato l’apposito marker); la procedura non è da sottovalutare in quanto quando il contapose arriva a 1 non permette più il riarmo dell’otturatore!

Il fondello della fotocamera

Il fondello della fotocamera

La calotta superiore

La calotta superiore

Come detto, è presente una slitta accessori nella quale potrà essere alloggiato il flash, il quale dovrà essere però connesso mediante cavetto alla presa Synchro, che è posizionata nella parte bassa del barilotto in prossimità dello sportello di chiusura; trattandosi di otturatore centrale, si avrà la sincronizzazione con tutti i tempi di scatto. Vicino alla presa è presente un selettore X-M-V nel quale le prime due posizioni rappresentano il tipo di flash (elettronico o a bulbo), mentre la V imposta l’autoscatto, con ritardo di circa 10 secondi.

Un’ultima nota riguarda la chiusura della fotocamera: lo sportello di chiusura rimane bloccato fino a che non si riposiziona la messa a fuoco su infinito; fatto questo, agendo contemporaneamente sui due bottoni metallici posti sui due lati del barilotto, si può procedere alla chiusura del soffietto.

In definitiva, la Kodak Retina 1b è una macchina che stupisce sia per la qualità costruttiva che per le prestazioni; costruita tutta in metallo, dotata di meccanismi di precisione e rifinita in maniera eccellente, è una fotocamera che non sente assolutamente i suoi sessanta anni e che può essere usata ancora oggi in tutte le occasioni con la garanzia del risultato. L’unica vera pecca è la messa a fuoco a stima, alla quale si può sopperire mediante un telemetro esterno (difficile da trovare il suo originale) o con l’uso intelligente dell’iperfocale.

DATI TECNICI

Modello: Compatta folding

Formato: 24×36 su pellicola 135.

Ottica: Schneider Kreuznach  Retina Xenar, 50mm f/2,8-f/22

Otturatore: centrale Compur, tempi da 1 sec a 1/500 sec, posa B

Modi d’esposizione: manuale meccanico, posa B

Mirino: galileiano.

Autoscatto: sì, ritardo circa 10 sec.

Flash:  presa synchro per flash a bulbo e elettronici.

Dimensioni (chiusa): Lunghezza 123 mm; altezza 87 mm; profondità 45 mm.

Peso: 591 gr.

PRO:

Design.

Solidità.

Precisione meccanica e finiture.

Qualità dell’ottica.

Scelta delle velocità di scatto.

Maneggevolezza.

CONTRO:

Messa a fuoco a stima.

Contapose “complicato”.

Peso.

 

REPERIBILITA’ E PREZZI

Fra le varie Retina folding è una delle più facilmente reperibili, anche se tutti i modelli della serie non sono fra i più comuni presenti nei canali di vendita dato che rappresentano un oggetto ancora comunemente usato ed apprezzato e del quale non molti scelgono di disfarsi. I prezzi sono generalmente abbastanza costanti e si assestano fra i 50 e gli 80 €; oltre questo valore, è forse meglio puntare a modelli della serie II o III (c e C) che permettono di avere il telemetro e le ottiche intercambiabili.

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