Konrad Zuse e il computer a pellicola

Recentemente, durante uno dei momenti che dedico al retrocomputing, mi sono imbattuto nella storia di Konrad Zuse (1910-1985) e delle sue prime invenzioni, alle quali alcune fonti fanno risalire le origini stesse del computer moderno. Konrad Zuse fu un ingegnere aeronautico tedesco che coltivò una profonda passione per l’informatica, tanto da dedicarvi buona parte dei suoi studi non accademici e della sua futura carriera lavorativa.

Cosa ha a che fare con la fotografia? Anzitutto, per fortunata combinazione, ho trovato un accenno allo stesso anche sull’ultimo numero di una rivista fotografica edita qui in Italia e questo mi ha spinto a ricercare qualche informazione in più. Il legameBy Klaus Nahr from Germany (Zuse Z1) [CC-BY-SA-2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons è dato dai primi complessi calcolatori che Zuse cominciò a costruire a partire dal 1936, in particolare dal primo, denominato Z1. Si tratta di sistemi mastodontici e meccanicamente molto complessi, nulla a che vedere con il concetto che abbiamo oggi di computer, ma molto vicini a quelli che saranno i primi grandi mainframe americani.  Un gran numero di ingranaggi, camme, bilancieri e quant’altro, tutti insieme a comporre un vero prodigio di precisione meccanica ed elettronica e di progettazione.

Uno di questi elaboratori (nello specifico, il modello Z5) fu commissionato alla fabbrica di Zuse da Leitz e venne utilizzato dal grande produttore come ausilio per la progettazione delle ottiche.

Ma la cosa ancor più interessante è il sistema con cui si immettevano le informazioni nei primi computer di Zuse: egli pensò di utilizzare un materiale di cui aveva larga disponibilità grazie ai contatti con familiari che lavoravano nell’industria cine-fotografica: spezzoni di pellicola 35mm!

La pellicola veniva perforata per contenere le informazioni che dovevano essere lette dall’elaboratore, nulla di diverso dalle schede in carta che già in molti conosciamo; la disponibilità che Zuse aveva del materiale ha fatto sì che venissero utilizzati sia spezzoni di pellicola vergine che anche scarti di pellicole già impressionate e sviluppate (generalmente, erano provenienti da utilizzo cinematografico): alcune foto si trovano in rete se si vuole approfondire l’argomento.

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