The Pencil of Nature

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The Pencil of Nature

Autore

William Henry Fox Talbot

Edizioni

Project Gutemberg

Anno

1844

Formato

22×12,5 cm

Pagine

205

Prezzo

gratuito

Copertina

ISBN

Più che una recensione questa è prima di tutto una segnalazione sulla possibilità di scaricare e visionare gratuitamente, grazie al lavoro del Project Gutemberg, un grande classico, il primo libro fotografico mai pubblicato e, pertanto, un’opera imprescindibile per chiunque voglia davvero approfondire la storia di questo fantastico mezzo.

All’indirizzo http://www.gutenberg.org/files/33447/33447-pdf.pdf è reperibile la copia in formato ebook di “The Pencil of Nature”, il libro che William Henry Fox Talbot pubblicò nel 1844 per mostrare al mondo le meraviglie della calotipia.

Questo libro illustra con le parole del suo inventore il nuovo procedimento secondo la sua visione, già ben esplicata nel titolo, secondo la quale la mano della natura è in grado di creare opere di una bellezza superiore a quella che qualunque artista sarebbe in grado di raggiungere.

Il libro si articola in un testo esplicativo e descrittivo ed in una parte grafica che comprende ventiquattro calotipi con relativo commento; possiamo leggere il resoconto degli esperimenti e dei fallimenti che hanno portato alla scoperta del disegno fotogenico prima e del procedimento negativo-positivo dopo.

Talbot ammette di essere stato influenzato dalle ricerche compiute in precedenza da altri, e di avere ricevuto un impulso decisivo nella sua a seguito di un casuale incontro avuto con Wedgwood, non nascondendo l’ammirazione per gli studi e le scoperte di chi lo ha preceduto.

Allo stesso tempo, però, si legge fra le righe un velato rammarico per aver “perso tempo” e non aver presentato al pubblico la sua invenzione, già compiuta e perfettamente calibrata, regalando così a Daguerre l’onore di essere il primo (“ben supportato con zelo ed entusiasmo da Arago”, anche qui un po’ di risentimento):le date riportate anche in questo testo, d’altronde, parlano chiaro e gli avrebbero permesso di essere ricordato come l’inventore della fotografia.

Nonostante questa vena polemica, resta lo stupore per la “matita della natura” che crea una nuova forma d’arte, l’illustrazione della quale prosegue con le ventiquattro tavole e nei commenti a queste in cui l’autore ci illustra le peculiarità del procedimento del negativo-positivo, facendo riferimento alle differenze di sensibilità e alla maggiore definizione dell’immagine negativa rispetto a quella positiva.

Troviamo anche una breve trattazione dell’illuminazione, con indicazioni per la realizzazione di semplici diffusori di luce (tavola V, VII, XVII) nonché sugli effetti dei diversi tipi di illuminazione su soggetti statici e ricchi di dettaglio quali le statue e i manufatti.

Si nota fra le righe il desiderio, mai espresso in maniera esplicita, di mostrare a tutti, in una sorta di rivalsa, come la qualità di queste tavole sia superiore a quella del dagherrotipo, sia in termini di definizione sia per i tempi di esposizione molto più ridotti (tavola X), nonché di versatilità (tante copie da un solo originale, tavola XX e altre).

Talbot azzarda anche (e possiamo dire che ha indovinato) l’affermarsi in futuro di un utilizzo della fotografia a fini giudiziari (tavola III) e archivistici (tavola III e tavola IV); infine, una nota sulla tavola II (ma anche, in parte, sulla I): facile leggervi la voglia di fare un confronto secco con il primo dagherrotipo, ancora una volta a voler rimarcare la superiorità della propria creazione.

Le tavole, così come i loro commenti, sono comunque da visionare più e più volte e tutto il testo, benché oggi possa apparire come ingenuo e poco approfondito, ma all’epoca fondativo, rappresenta una pietra miliare di cui tutti devono avere conoscenza.

Forse il medium elettronico non risulta la forma migliore per una fruizione ottimale, ma può sicuramente rappresentare uno sprone a ricercare, se interessati, una delle tante edizioni cartacee esistenti.

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