Una TLR fai da te: Recesky

Per chi volesse provare con poca spesa una TLR, benchè di plastica, il kit Recesky è sicuramente una soluzione da tenere in alta considerazione, dato il prezzo generalmente basso (non più di 10-12 euro) a cui si può trovare. Si tratta di un kit per l’autocostruzione di una semplice fotocamera biottica modello toy-camera per formato 135, che è facilmente reperibile online anche in Italia.

Non è certo il tipo di fotocamera da cui ci si possano attendere risultati di qualità ma rappresenta senza dubbio un oggetto istruttivo, anche solo per capire basilarmente (molto basilarmente) il funzionamento interno di una macchina fotografica. A questo, si aggiunga il divertimento dell’autocostruzione e dell’eventuale personalizzazione della macchina, tutti elementi che giocano a favore dell’acquisto di uno di questi kit.

Conosciuta soprattutto come Gakkenflex TLR, apparve in origine come allegato di una rivista giapponese (Gakken è il nome dell’editore), ed era a sua volta una versione “ridotta” di un’altra TLR in plastica, la Blackbird Fly; quest’ultima si presenta come una versione “raffinata”, con lente grandangolare, due aperture di diaframma (f/7 e f/11) e due velocità di scatto (1/125 e B), ma per questo ben più costosa ed esagerata per quello che in realtà offre. In ogni caso, la Gakkenflex ha ottenuto, ed ottiene tuttora, un grande successo, al punto da originare ulteriori cloni (chiamati amichevolmente dai puristi Fakkenflex) quali la Recesky per il mercato occidentale. Non è chiaro se la fabbrica produttrice è la stessa, considerando che ci sono piccole differenze dimensionali fra le due macchine che vanno oltre le semplici tolleranze degli stampi per plastica.

La scatola del Kit

La scatola del Kit

La scatola di montaggio, come detto, si trova facilmente online e, una volta acquistata, dopo qualche giorno verrà recapitato a casa vostra un piccolo contenitore in polistirolo incellophanato che contiene tutti gli elementi interni ed esterni della Recesky, oltre all’essenziale strumento di lavoro (un cacciavite) e al manuale che spiega passo passo l’installazione, benchè con un linguaggio che sa molto di traduttore automatico. Una copia del manuale in lingua inglese può essere scaricata dalla sezione download di questo sito e contiene, oltre alle istruzioni di montaggio, anche le basilari informazioni sul funzionamento della macchina.

Il manualetto nella scatola di montaggio

Il manualetto nella scatola di montaggio

La costruzione procede abbastanza spedita seguendo le didascalie del manuale; armeggiando col cacciavite si montano in successione il fianco destro con la manopola di riavvolgimento, il fianco sinistro con quella di avvolgimento, la piastra frontale e quella posteriore. L’unico punto critico è l’assemblaggio dell’otturatore a causa del posizionamento delle molle di tensione, ma con un po’ di pazienza si giunge rapidamente al termine anche di questa operazione. E’ interessante vedere come è assemblato il gruppo “specchio”, in quanto ricalca quello che poi è lo schema adottato in gran parte delle biottiche, e può essere utile qualora si voglia provare a intervenire, o almeno a capire come fare, su TLR più blasonate. Lo specchio in sè non è altro che un semplice pezzo di plastica con una faccia adesiva riflettente, così come lo schermo di messa a fuoco è composto semplicemente da un foglietto di carta opaca: la visibilità nel pozzetto non è certo delle migliori ma, comunque, permette di capire cosa si sta inquandrando e avere un’idea più o meno precisa della messa a fuoco.

Il pozzetto in piena luce.

Il pozzetto in piena luce

L’ultimo passaggio critico è rappresentato dall’assemblaggio e installazione delle due lenti (che sono diverse fra loro e, ovviamente, in plastica): gli ingranaggi di accoppiamento devono essere montati con una certa precisione e ben allineati, pena la presenza di errori nella messa a fuoco.

Ultimati tutti i passaggi, ecco la nostra piccola (è veramente piccola, per molti fonti la più piccola TLR esistente) creatura di plastica pronta per scattare: basterà caricare una pellicola 135, possibilmente a colori e con non più di 24 pose (per evitare problemi di trascinamento!), prestare attenzione alle frecce indicatrici dell’avanzamento di posa (infatti, non c’è alcun contapose ma bisogna arrangiarsi con la freccia per assicurarsi che la rotella di avanzamento abbia fatto un giro completo), comporre l’immagine nel “pozzetto” e premere la leva dell’otturatore. La velocità di scatto è una sola (circa 1/125 sec) così come il diaframma dell’ottica (f/11), mentre la messa a fuoco, benchè l’escursione dell’ottica sia continua, alla fine è impostata su tre range di distanze.

La Recesky montata e pronta all'uso

La Recesky montata e pronta all’uso

Il comportamento della lente è quello tipico delle plastic camera, fuoco molto morbido e colori leggermente sfalsati e saturati, a mio parere uno dei migliori per coloro che amano questo tipo di resa, anche per l’accentuata vignettatura che, però, mantiene un aspetto naturale; si presenta a volte anche una sorta di disomogeneità nel fuoco all’interno della stessa immagine, che può essere risolta riposizionando con cura la lente di ripresa. La piccola biottica sarà presto oggetto di una più approfondita recensione su Italian Film Photography.

Scatto su pellicola Agfaphoto Vista

Scatto su pellicola Agfaphoto Vista

Scatto su pellicola Agfaphoto Vista

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